Fase 2 del piano di pace a Gaza: ecco i primi nomi

 


Giovedì 15 Gennaio, presso l'ambasciata americana al Cairo, si è riunito il comitato dei 15 tecnici incaricati di governare l'intera striscia di Gaza nella fase post-guerra. 

La scelta dei membri è stata annunciata dall'inviato speciale degli USA per il Medio Oriente Steve Witkoff, che ha dichiarato l'inizio ufficiale della "fase 2"  del piano di pace ideato da Donald Trump che ad Ottobre aveva portato - almeno apparentemente - a una svolta concreta nel conflitto israelo-palestinese. Leggi qui


Per ora la lista dei tecnici è rimasta nell'anonimato, tuttavia (fonte Repubblica) si presuppone che siano stati coinvolti nel quadro negoziale anche dei tecnocrati di Gaza: al vertice di questo governo tecnico potrebbe esserci Ali Shaath, ex vice ministro dei trasporti  dell' Anp ( Autorità nazionale palestinese)  gradito sia dalla White House che da Hamas. Il primo obiettivo del delegato statunitense in Medio Oriente è quello di "Passare alla smilitarizzazione, alla governance tecnocratica e alla ricostruzione" (fonte X). 


Gaza, 18 Gennaio 2026
Nel complesso - almeno per ora - sembra che Witkoff stia conducendo un'operazione equilibrata: dalle prime dichiarazioni fatte non si intravedono segnali di un eccessivo intervento americano sulla striscia, ma una collaborazione in cui i principali protagonisti siano in primis figure Palestinesi. Tuttavia, considerando l'imprevedibilità di Donald Trump, che in questi mesi ha cambiato più volte idea su come muoversi in Medio Oriente- basti pensare al video generato dall'AI pubblicato su Truth lo scorso settembre, in cui si ritraeva come il re della striscia - il che rende lecito interrogarsi su quanto, nel medio periodo, una collaborazione che veda come protagonisti principali esponenti Palestinesi possa davvero essere lasciata in autonomia e non subordinata a decisioni direttamente da Washington. 

Un'altra incognita non indifferente è il peso che Hamas chiederà di ottenere nel governo della Striscia: pretenderanno controllo dei finanziamenti che serviranno a bonificare il bacino costiero? pretenderanno di intrattenere rapporti diplomatici a Tel Aviv? 
Al momento non emergono segnali evidenti o preoccupanti, ma Witkoff dovrà valutare attentamente il ruolo del movimento, cruciale da monitorare. La gestione della regione richiede quindi una strategia attenta e graduale, capace di far coesistere sicurezza, diplomazia e gestione umanitaria, senza trascurare le implicazioni regionali di eventuali interventi armati. 

La striscia rimane un mosaico di tensioni, in cui ogni decisone degli USA potrebbe cambiare gli equilibri, eppure resta il dubbio: questa fase 2 segna davvero una demilitarizzazione, o darà inizio a una nuova guerra di pressioni politiche? 

Stefano Pelliccia 

 

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