A caccia di petrolio
28 Febbraio 2026. Una data che entra ufficialmente a far parte della storia. Stati uniti e Israele attaccano l'Iran, uccidendo Khamenei.
Eppure la motivazione dell'attacco è chiara agli occhi di tutti. E di certo non è quella di salvare il popolo Iraniano. Bisogna parlare dello Stretto di Hormuz, passaggio marittimo strategico tra Iran e Oman, attraverso il quale transita oltre il 20% del greggio e del gas liquefatto. Rimane uno dei punti più cruciali per il trasporto di petrolio e prodotti energetici tra il Golfo Persico e il resto del mondo, e qualsiasi compromissione di quella rotta ha ripercussioni immediate su prezzi e approvvigionamenti energetici globali.
Una data importantissima per la storia - si - ma che ci permette di appurare la morte del diritto internazionale, e l'assoluta impotenza che noi europei abbiamo nello scenario globale. Non una parola da parte della commissione Europea, che avrebbe potuto, esattamente come per il conflitto russo-ucraino, parlare di un aggressore e un aggredito, assumendo una posizione netta contro le azioni guerrafondaie di Donald Trump e Benjamin Netanyahu.
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| Fonte: Limes |
Dopo il genocidio Palestinese, in cui la pace è determinata dagli affaristi dell'occidente e non dai funzionari di Gaza, questo attacco contribuisce alla destabilizzazione del Medio Oriente. La storia recente dovrebbe insegnarci prudenza. Iraq, Libia, Siria: ogni intervento presentato come necessario ha prodotto vuoti di potere, radicalizzazioni e nuovi conflitti.
Queste evidenze dovrebbero farci capire che l'eliminazione di un leader non coincide mai con la fine di un sistema militare e politico, ma crea un'illusione pericolosa, che nasconde i veri interessi che si celano dietro questi attacchi. Oltre a questo, non si può sottovalutare il nodo delle alleanze regionali. Hezbollah in Libano, le milizie sciite in Iraq, gli Houthi nello Yemen: L'Iran non è solo uno stato, ma una rete pericolosissima e militarmente imponente ( con oltre 960 mila soldati, 551 aerei militari e 3000 missili).
Dunque la morte di Khamenei non chiude una crisi: la apre. E in un mondo piegato dalle ferite causate dall'uso della forza - che ormai è la regola, non l'eccezione - la vera sconfitta non è solo di uno stato, ma del principio stesso di ordine globale.
Stefano Pelliccia

Complimenti per questo articolo chiaro e tristemente corrispondente alla realtà!
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