Groenlandia: perché Donald Trump la reputa necessaria?

A seguito dell'invasione in Venezuela - documentata di ora in ora dalla nostra redazione -  Donald Trump ha deciso di dichiarare pubblicamente la "enemies list" degli USA: tra le priorità dell'inquilino della Casa Bianca c'è la Groenlandia, che è stata definita dal presidente come " Fortemente importante per la sicurezza nazionale statunitense "

Perché a Donald Trump interessa così tanto un territorio la cui superficie è formata all'80% da ghiaccio? Cerchiamo di scoprirlo.



Le rotte polari: la strategicità della Groenlandia 

   Innanzitutto, prima di analizzare qualsiasi interesse che può celarsi dietro un territorio, bisogna capire la posizione in cui quest'ultimo si trova. 

La Groenlandia è diventata un tassello strategico fondamentale per gli Stati Uniti non solo per la sua posizione al centro dell'Artico tra Europa Canada e Russia, ma anche per un maggiore controllo delle rotte marittime, favorite dal non indifferente scioglimento dei ghiacciai, che apre nuove rotte commerciali e di sorveglianza militare. Si aprirebbero dunque tre passaggi strategici: 
1.     Passaggio del Nordest
2.     Rotta centro atlantica 
3.     Passaggio del Nordovest


 Chi vuole la Groenlandia?


Dal 1721 è sotto il controllo della Danimarca, e col passare del tempo ha acquisito una maggiore autonomia, diventando in seguito un territorio autonomo all'interno del Regno della Danimarca, membro fondatore della NATO.


Tuttavia le tre principali potenze mondiali, ovvero Russia, Stati Uniti e Cina, cercano da anni di espandere truppe e di investire denaro in uno dei territori più strategici del pianeta Terra. 

Gli Stati Uniti tentano nell'impresa da oltre 150 anni, precisamente dal 1867, in cui si avviò per la prima volta una trattativa per acquistare l'isola. Tuttavia la negoziazione fallì per l'opposizione del Congresso. Nel 1946 - cercando di approfittare della critica situazione geopolitica post seconda guerra mondiale - il presidente democratico Harry Truman fece una proposta di 100 milioni di dollari, che tuttavia venne rifiutata. 

Per quanto concerne l'oriente, il quadro è diverso.

Nel 2017 arrivano i primi accordi e le prime dichiarazioni congiunte Cina-Russia, in cui l'obiettivo era chiaro: trovare un piano espansionistico comune per controllare le rotte del nord-est. 

A Gennaio 2018 nasce ufficialmente la Polar Silk Road; da circa 8 anni, con una crescente predominanza militare della Russia, la regione Artica registra una presenza di truppe orientali sempre meno marginale ed indifferente. 


Tuttavia, questa sinergia tra potenze euroasiatiche, non deve ingannarci: le mire espansionistiche di Mosca e Pechino non rappresentano un' alleanza autentica - anzi - ma  una convergenza strategica mirata ad avere compattezza geopolitica, inevitabile per combattere gli USA. Tra i molteplici obiettivi di Trump, c'è sicuramente quello di indebolire questo asse e al contempo rafforzare - o conquistare? - la regione Artica per mezzo del controllo della Groenlandia. 

Non solo strategia militare 

L'interesse di Trump non è solo alimentato da motivi strategici, ma anche per le risorse energetiche, che di certo non mancano nella grande isola artica. 

fonte: Limes 
Secondo delle previsioni, sotto la neve si stimano 35.700 miliardi di metri cubi di gas naturale e 2.300 milioni di tonnellate di petrolio. Parlando in altri termini, si ipotizza che fino al 13% delle risorse mondiali di petrolio non ancora scoperte e circa il 30% di quelle di gas naturale non ancora individuate si trovino in Groenlandia. E sicuramente questo alimenta lo spirito neo-colonialista di Trump.

Trarre delle conclusioni, cercando di prevedere cosa succederà in Groenlandia è veramente molto difficile, stiamo parlando del presidente meno prevedibile degli oltre due secoli di democrazia americana. 

Nonostante ciò, è possibile dire che Donald Trump e l'uomo del deal, e cercherà - entro la logica, tutta sua, dell'eccesso - di valutare bene un attacco armato, che porterebbe innumerevoli conseguenze, prima tra tutte la fine automatica della NATO. 

Cosa farà Trump? userà di nuovo la logica interventista già adoperata per il Venezuela, o userà la strada della negoziazione?


A cura di Stefano Pelliccia





















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