Asset russi: l’indecisione che divide (e lega) l’Europa
Asset russi: l’indecisione che divide (e lega) l’Europa
Prima ancora che si iniziasse a parlare di trattative di pace, di Istanbul e di Miami, del ruolo dei “volenterosi” e delle difficoltà sul campo di Zelensky , a Bruxelles l’UE intera si interrogava su cosa farne degli Asset Russi ancora custoditi nelle banche occidentali. Oggi, l’Amministrazione Le Pen ha subito un'importante battuta d'arresto, vedendosi costretta a trovare un compromesso con le voci contrarie al “Prestito di Riparazioni” basato sugli asset russi congelati in Europa. In alternativa, per evitare di rimanere senza un accordo già agli inizi del 2026, i leader dell’Unione Europea hanno approvato un pacchetto di sostegno da €90 miliardi per l’Ucraina per il biennio 2026-2027, a spese UE. La sconfitta politica della Le Pen, oltre a mostrare le grandi differenze di visione che ancora paralizzano l’Europa, ha però reso evidente la necessità di trovare un accordo su come e se utilizzare gli asset russi congelati in Europa:
Ma cosa sono gli Asset? Perché sono così importanti? Cosa si è deciso? E soprattutto, può l’Europa trovare un’intesa comune?
Gli Asset russi in Europa: cosa sono e dove si trovano:
Si tratta di soldi investiti da grandi oligarchi e piccoli risparmiatori russi per acquistare titoli di Stato occidentali in stato di congelamento dal 1° marzo 2022, poco dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Il congelamento di tali investimenti, tra cui rientrano anche obbligazioni, quote societarie e riserve monetarie della Banca Centrale della Federazione Russa, rappresenta uno delle principali clausole del primo pacchetto di sanzioni contro Mosca deciso da Bruxelles.
Il loro valore complessivo si attesta intorno ai 330 miliardi di euro, dei quali 210 si trovano attualmente in Europa. .
La quota principale di asset, circa 190 miliardi, viene custodita in Belgio. La restante parte è invece custodita in banche specializzate sparse tra Francia, Svizzera, Lussemburgo, Stati Uniti e altri Paesi.L’INTESA DEL G7 IN PUGLIA: Congelati ma non confiscati.
Da Marzo, i fondi russi sono custoditi da numerose banche, quali Euroclear, branca della banca d'affari statunitense JP Morgan, e le londinesi Hong Kong and Shanghai Banking Corporation (Hsbc) e Barings. Tali fondi, nel rispetto del diritto internazionale, sono congelati ma non confiscati, ciò significa che il Cremlino, non può maneggiarli, ma rimangono di proprietà russa. Euroclear ora li investe in particolari depositi presso la Bce i cui rendimenti però non vengono girati a Mosca.
Nel G7 del 2024 a Borgo Egnazia, in Puglia, i paesi partecipanti (tra cui Stati Uniti, Italia, Germania, Francia e altri) hanno approvato le Extraordinary Revenue Acceleration, un piano per dirottare il 75% degli interessi maturati in un fondo speciale destinato alla ricostruzione dell'Ucraina. La restante quota di profitto, pari al 25% verrebbe invece versata al fisco belga.
La ricostruzione dell’Ucraina: quanti (e quali) fondi possono comprare un futuro?
Il dibattito sugli asset russi si è riaperto, come molti altri, a seguito dell’elezione di Trump alla casa bianca. Le difficoltà sul campo riscontrate dall’Ucraina, le pressioni (spesso grottesche) del presidente USA per un accordo tra le parti, e la costante ricerca di nuovi fondi per finanziare una Ucraina sempre più bisognosa di aiuti ha riaperto la possibilità di utilizzare proprio questi stessi asset congelati come garanzia dei prestiti da inviare a Kiev.
La Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha spinto per un “Prestito di Riparazioni” basato sugli asset russi congelati in Europa, sfruttandoli come garanzia per prestiti all’Ucraina, in attesa che Mosca paghi i risarcimenti di guerra.
La Germania e alcuni paesi nordici (es. Danimarca, Finlandia, Svezia) lo considerano un modo per far pagare alla Russia i costi della guerra, evitando di gravare eccessivamente sui bilanci nazionali.
Ma naturalmente, non tutti sono d’accordo, come dimostrato dal fallimento della mozione.
In primis, il Belgio teme le possibili ritorsioni legali della Federazione Russa, già minacciate paventate numerose volte, visto che l’utilizzo degli asset violerebbe il diritto internazionale.
Anche l’Ungheria, la Slovacchia, e la Repubblica Ceca hanno ostacolato il piano, sempre restie ad andare contro gli interessi della Russia a favore del bene europeo. Infine, anche il Regno Unito ha bocciato l’idea, preferendo invece convertire parte dei loro impegni in prestiti o garanzie bilaterali senza toccare i beni russi.
Non è stato quindi raggiunto un accordo per l’uso diretto dei beni russi congelati come garanzia immediata o come fondo per il prestito. L’idea di utilizzare questi asset per sostenere finanziariamente Kiev è stata respinta o rinviata, soprattutto per i rischi legali, finanziari e politici legati alla loro effettiva utilizzazione.
In alternativa, il prestito da 90 miliardi convenuto sarà finanziato tramite emissioni di debito dell’UE, e si posticipa al futuro l’idea di utilizzare i beni russi per rimborsare gli sforzi dei paesi membri, se Mosca non dovesse pagare le riparazioni di guerra. Una prospettiva molto ottimista, in quanto vede il paese aggressore ripagare i danni di una guerra che neanche riconosce di aver scatenato.
Il futuro dell’UE: Tra spaccature e possibilità di unione
Se l’Europa vuole guadagnare la trazione e il peso necessario per contare nel complesso panorama geopolitico moderno, può solo farlo unita. Solo un'Europa più unita può portare avanti decisioni efficaci ed impattanti, scrollandosi di dosso l’inerzia che oggi blocca ogni serio risultato. Nel fare gli interessi dei singoli stati, infatti, a pagarne le spese sono sempre i comuni cittadini, i quali vedono lentamente erosi i loro diritti sociali e il loro futuro, a favore di vuote idee di sovranità. E non erano forse questi governi “Sovranisti”, a voler anteporre il benessere dei cittadini a tutto?
Articolo a cura di Lorenzo De Frenzi
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