Referendum giustizia: inizia la sfida



È ufficiale: dalla prossima settimana partirà la raccolta di firme tra tutti i parlamentari di maggioranza per chiedere il referendum confermativo. Basteranno 80 firme alla Camera e 40 al Senato. Siamo dunque nel vivo di uno scontro che determinerà - o meno - l'indipendenza della magistratura Italiana.








Arrivano le prime dichiarazioni da parte della maggioranza: Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha dichiarato ieri da Bruno Vespa che "questa riforma non sarà la bacchetta magica, ma certamente introduce degli elementi che fanno prevalere il merito sull'appartenenza correntizia".






È intervenuto - e continuerà a farlo - il ministro della giustizia Carlo Nordio, che auspica a un dibattito "costruttivo e sereno" e che "questa riforma è di civiltà giuridica, nel senso che le carriere vanno separate, perché non è ammissibile che nell'ambito dello stesso CSM, i giudici vengano giudicati dai PM che sono parti processuali e soprattutto la parte accusatrice".


E proprio Nordio si confronterà prossimamente in TV con l'associazione nazionale dei Magistrati. Il segretario dell'ANM, Rocco Maurotti, ha già mobilitato un'organizzazione autonoma aperta a tutti, per promuovere la campagna dei "No" a Marzo 2026.


Si preparano alla sfida anche PD, AVS E M5S che hanno inviato ai segretari di Camera e Senato per avviare la raccolta firme per la richiesta di Referendum. 


La riforma è ormai approvata, ma la fiducia e la speranza rimane accesa nel campo largo, sperando di non subire un'ennesima sconfitta come il referendum dell'8 e 9 Giugno.


La campagna elettorale della sinistra sarà abbastanza convincente?

Da adesso solo una cosa è certa: il dibattito pubblico entrerà nel vivo dividendo chi vede nella riforma un passo verso una magistratura più monitorata e meno politicizzata, e chi teme un rischio per la sua indipendenza, fondamentale per evitare squilibri tra i poteri dello Stato. 


A cura di Stefano Pelliccia







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