Fine dello shutdown più lungo della storia americana
Fine dello shutdown più lungo della storia americana
Il primo ottobre di quest'anno è iniziato lo shutdown del governo americano più lungo della storia degli USA.
Ha lasciato dipendenti federali senza stipendi, i servizi pubblici hanno smesso di lavorare e recentemente sono stati bloccati molti voli.
Stamattina, il Senato americano, sotto la spinta repubblicana, ha approvato un'accordo per il quale verrà rifinanziato e riaperto temporaneamente il governo federale.
Perché c'è stato uno shutdown?
In America avviene uno shutdown ogni qualvolta il Congresso non si mette d'accordo sulle leggi del bilancio.
Questa volta lo scontro nasceva da un disaccordo politico profondo: i Democratici volevano che il bilancio includesse l’estensione automatica dei crediti d’imposta per l’assicurazione sanitaria dell’Affordable Care Act, mentre i Repubblicani chiedevano un finanziamento “pulito”, privo di condizioni aggiuntive. Per settimane nessuno ha ceduto, e la paralisi è diventata totale.
La svolta è arrivata solo quando entrambe le parti hanno accettato di fare un passo indietro.
I Democratici hanno rinunciato all’inclusione immediata dei sussidi sanitari, mentre i Repubblicani si sono impegnati a portare il tema in votazione entro la fine del 2025.
Un compromesso imperfetto, ma necessario per riaprire la macchina federale e restituire fiducia alle istituzioni.
Quello del governo Trump è il più lungo della storia americana, prolungatosi per ben sei settimane, senza interruzioni. Una pausa così prolungata ha procurato molti danni negli USA, partendo da più di un milione di lavoratori federali che non hanno ricevuto gli stipendi, seguito dall' impoverimento dell' assistenza sanitaria e degli aiuti alimentari. Il culmine è stato raggiunto recentemente, con il blocco di più di mille voli al giorno.
Quindi cosa è stato approvato ?
Il Senato ha approvato una legge che finanzierà il governo federale fino a fine gennaio 2026, mettendo fine allo stallo che era in corso e dando spazio al governo Trump di respirare. A promuovere questa legge sono stati principalmente i repubblicani, insieme con cinque democratici moderati che hanno ceduto dopo che i repubblicani hanno rifiutato ogni trattativa proposta. Questa decisione ha creato disagi nel partito democratico, ora incerto su quale sia la sua identità e quali obiettivi perseguire.
L’economia rialza la testa dopo la paralisi
E' un momento decisivo non solo sul piano politico, ma anche economico. Le settimane di chiusura hanno lasciato un segno profondo: la sospensione delle attività federali ha bloccato la distribuzione di fondi statali, la gestione di servizi pubblici essenziali e la raccolta dei dati economici necessari per comprendere l’andamento del Paese.
Secondo le stime più aggiornate, circa 1,25 milioni di lavoratori federali sono rimasti senza stipendio, con un mancato pagamento complessivo di oltre 16 miliardi di dollari. A questi numeri si aggiungono le ripercussioni indirette su imprese e consumatori, causate da ritardi nei contratti pubblici, nei finanziamenti e nelle pratiche amministrative.
Sui mercati, l’incertezza aveva inizialmente pesato: nei momenti più critici, i principali indici americani avevano perso tra lo 0,5% e il 2%, mentre gli investitori riducevano l’esposizione verso gli asset più sensibili al rischio politico. Ma con l’annuncio dell’accordo tra Democratici e Repubblicani, la fiducia è tornata rapidamente. L’indice S&P 500 ha guadagnato circa 1% e il Nasdaq quasi 2%, segnalando un deciso ritorno all’ottimismo e alla propensione al rischio.
Costi permanenti e prospettive di ripresa
Gli effetti complessivi sul sistema economico, tuttavia, non si esauriscono con la riapertura delle istituzioni. Il Congressional Budget Office (CBO) stima che lo shutdown potrebbe aver provocato perdite permanenti tra 7 e 14 miliardi di dollari di prodotto interno lordo, con un impatto sulla crescita del quarto trimestre stimato tra –1 e –2 punti percentuali. Altre analisi indicano che ogni settimana di blocco ha ridotto la crescita del PIL reale di circa 0,1-0,2 punti percentuali.
Questi dati restano parzialmente previsionali: la sospensione della pubblicazione di statistiche ufficiali — come quelle su occupazione, inflazione e vendite al dettaglio — ha creato un vero e proprio data blackout. Le agenzie federali stanno ancora recuperando il ritardo, e solo nei prossimi mesi sarà possibile misurare con precisione l’impatto effettivo.
Conclusione: un segnale di forza, ma anche un monito
La riapertura del governo federale rappresenta un sollievo per lavoratori, imprese e mercati, ma anche un avvertimento. Lo shutdown ha mostrato quanto la più grande economia del mondo possa essere vulnerabile a crisi politiche interne e quanto rapidamente la fiducia — un bene immateriale ma cruciale — possa vacillare.
Il ritorno dell’ottimismo sui mercati è un segnale di resilienza, ma non cancella le perdite accumulate né i rischi futuri. Alcuni effetti saranno temporanei, altri resteranno impressi nel tessuto economico. La vera sfida, ora, sarà trasformare la fine della crisi in un’occasione per rafforzare la stabilità e la credibilità delle istituzioni, evitando che la politica torni a fermare l’economia.
A cura di Davide Pompilio e Daniele Baldacchini
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