MAD: salvezza o condanna?

MAD: la distruzione mutua assicurata e l’equilibrio del terrore nella Guerra Fredda

Durante la Guerra Fredda, tra la fine della Seconda guerra mondiale e il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, il mondo visse un periodo di estrema tensione politica e militare. Stati Uniti e URSS si contendevano la supremazia globale, armati di migliaia di testate nucleari capaci di distruggere il pianeta più volte. In questo contesto nacque la dottrina della Mutual Assured Destruction (MAD), ovvero “distruzione mutua assicurata”.
Il concetto di MAD si basava su un equilibrio paradossale: la sicurezza di una nazione dipendeva dalla certezza che, se fosse scoppiata una guerra nucleare, entrambe le parti sarebbero state annientate. Ciò significava che un attacco preventivo non aveva senso, perché il nemico avrebbe comunque avuto la possibilità di reagire e infliggere danni insostenibili. In pratica, la pace veniva mantenuta non grazie alla fiducia, ma attraverso la paura della distruzione reciproca.
Per rendere questo deterrente credibile, le superpotenze investirono enormi risorse nello sviluppo di sistemi d’arma sempre più sofisticati. Nacque così la triade nucleare, composta da:
- missili balistici intercontinentali (ICBM), nascosti in silos sotterranei;
- sottomarini nucleari in grado di lanciare missili da posizioni segrete negli oceani;
- bombardieri strategici capaci di trasportare bombe atomiche a lunga distanza.
Questo sistema garantiva la cosiddetta capacità di secondo colpo, ovvero la possibilità di rispondere anche dopo aver subito un attacco devastante. Di conseguenza, nessuna delle due potenze poteva “vincere” una guerra nucleare: la sconfitta sarebbe stata totale e condivisa.

La dottrina MAD influenzò profondamente la politica mondiale. Portò alla nascita di trattati per limitare la proliferazione delle armi nucleari, come il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) del 1968, i negoziati SALT I e II, e successivamente gli accordi START, che miravano a ridurre il numero di testate e missili strategici. Tuttavia, questi accordi non cancellarono la minaccia: la logica della deterrenza restò il fondamento delle relazioni internazionali per tutto il periodo della Guerra Fredda.

L’impatto culturale e psicologico della MAD fu enorme. La paura di una guerra nucleare entrò nell’immaginario collettivo: vennero costruiti rifugi antiatomici, organizzate esercitazioni di emergenza e prodotti film e romanzi che descrivevano scenari apocalittici, come Il dottor Stranamore o The Day After. Il mondo intero viveva nell’ansia di un possibile errore o incidente capace di scatenare una catastrofe globale.

Con la fine della Guerra Fredda, la tensione tra le due superpotenze diminuì, ma la logica della distruzione mutua assicurata non è mai del tutto scomparsa. Oggi diverse nazioni — tra cui Stati Uniti, Russia, Cina, India, Pakistan, Francia e Regno Unito — possiedono arsenali nucleari, e la deterrenza continua a essere vista come uno strumento per mantenere l’equilibrio globale.
La MAD, pur essendo una strategia nata in un’epoca di paura, ha finito per impedire realmente lo scoppio di una guerra mondiale nucleare. Tuttavia, rimane un equilibrio precario: la pace basata sulla minaccia di distruzione totale mette in evidenza quanto la sopravvivenza dell’umanità possa dipendere non dalla saggezza, ma dal terrore condiviso di scomparire insieme.

Ancora oggi sentiamo in continuazione parlare di esercitazioni con le bimbe, sentiamo di ordigni che vengono testati in posti remoti e che portano effetti devastanti. L'angoscia della potenza nucleare si è ormai insediata nelle vene stesse della nostra società.

Oltre al MAD, non ci sono altre soluzioni al problema delle armi nucleari, dato che le opzioni sono veramente poche. La migliore soluzione sarebbe se tutti decidessero di distruggere i loro arsenali, ma questo non avverrà mai proprio per la paura che, mentre una parte si disarma, l'altra approfitti del momento di debolezza e decida di intervenire.

Per quanto orrido, il MAD è la sola cosa che impedisce alle superpotenze di portare all' estinzione la specie umane, e per questo gli siamo grati.
A cura di
          Daniele Baldacchini 

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