La Francia nuovo malato d’Europa. E Macron corre ai ripari.

Il Caos Politico Francese: una nazione allo sbando 


Se le scorse elezioni hanno concesso a Macron un respiro di sollievo, queste ultime settimane hanno portato il suo esecutivo verso una delle crisi politiche più grandi del millennio. Per la prima volta da decenni, infatti, un governo francese è caduto dopo aver chiesto la fiducia del parlamento, che ha bocciato clamorosamente l’esecutivo di François Bayrou. Ex ministro della giustizia, quattro tentativi (tutti falliti) di arrivare alla presidenza e già vittima di un grande scandalo mediatico, Bayrou è un veterano della politica francese, tanto da ottenere dal presidente Macron l’incarico di formare il governo, caduto il 9 settembre dopo appena nove mesi. La sua coalizione si ergeva su un compromesso tra i repubblicani e socialisti, grazie al quale si era riuscito a imporre sugli altri candidati.

La situazione francese: un nuovo grande malato d’Europa?

Bayrou aveva tentato il tutto per tutto chiedendo al parlamento la fiducia attraverso l’articolo 40.9, per evitare una mozione di censura della sua controversa legge di bilancio. Quest’ultima serviva a frenare la crescita del debito pubblico e riportarlo al 3% del Pil entro il 2029, ma la legge è stata finta subito al centro di enormi dibattiti, viste restringenti misure di austerità, i grossi tagli alla spesa pubblica e addirittura la cancellazione di alcune festività come la Pasquetta. Bayer aveva chiamato il parlamento a dare fiducia all’esecutivo, definendo il debito come “una minaccia alla libertà tanto grande quanto l’occupazione armata”, in un discorso che mostrava la confusione e la drammaticità della situazione politico-economica in cui versa la Francia.


“Potete far crollare il governo, ma non cancellare la realtà “aveva concluso la mattina del voto.
Ora l’unica realtà certezza è che il governo è caduto



Lecornu: raccogliere vetri rotti


Macron aveva promesso un rimpiazzo “entro pochi giorni”. Alle 13 00. Bayrou gettava le dimissioni. Alle 19.30, alla sua poltrona sedeva l’uomo del quale aveva impedito la nomina. Già ministro delle forze armate, ex repubblicano e gollista, Lecornu è l’uomo di fiducia del presidente Macron. Sarebbe dovuto essere lui a capo del governo, apice di una carriera fulminea, ma il colpo di testa di Bayrou ha mandato in fumo la sua candidatura, o come gli ultimi avvenimenti ci mostrano, l’ha solo rimandata. Nonostante molti si aspettassero un socialista o un tecnico come il ministro dell’economia Sebastien Lombard, Lecornu ora guida la coalizione di governo “Ensemble“, assicurando al presidente un primo ministro senza ambizioni presidenziali.
 
Ora però, il giovane macroniano si trova in una posizione critica: una legge di bilancio da far passare in un’assemblea sempre più divisa, una coalizione titubante nei suoi confronti con i socialisti sempre più opposizione a Macron, e inoltre, la crescente opposizione sia da parte della sinistra radicale della coalizione “France Insoumise”, guidata da Mélenchon, e dalla destra di “Rassemblement National” dalle cui fila la leader Marie Le Pen ha già dichiarato Lecornu “ultima cartuccia del Macronismo.” Mentre il parlamento è in stallo, le strade della Francia bruciano al grido “Blocchiamo tutto”, la protesta, spontanea ma presto supportata dall’opposizione, nata per contestare l’incertezza del governo, che già coinvolge 170 mila cittadini. 

Il Miraggio della Stabilità: 


La missione di Lecornu è quasi impossibile, soprattutto a causa delle insostenibili divisioni interne all'Assemblea Nazionale. La coalizione di governo infatti non ha una maggioranza capace di legiferare, ma rifiuta compromessi sia con la destra che con la sinistra, quest’ultima la quale ha invece collaborato per fermare l’avanzata della Le Pen, per poi essere esclusa da ogni formazione di governo. Se il governo dovesse di nuovo crollare, solo il tempo potrà dirci se Lecornu porterà anche il suo maestro Macron con se nel baratro. 



A cura di Lorenzo De Frenzi


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