Il segreto del potere russo

 Buonasera!


La Russia, oggi come sempre, è una delle più grandi potenze mondiali a livello politico, economico e sociale. È da sempre una grande potenza europea, ma a differenza delle altre ha dominato la maggior parte dei conflitti che ha affrontato, specialmente negli ultimi secoli, tenendo testa a nemici feroci come Napoleone o Hitler. Ma come ha fatto? Qual è il segreto che ha permesso ai russi di diventare ciò che sono oggi?

Il segreto sta nella “strategia della guerra bruciata”, una strategia infida e meschina che però, se usata correttamente può dare ottimi risultati.

La Strategia della Terra Bruciata: Un Pilastro della Storia Militare Russa

Cos'è la strategia della terra bruciata?

La strategia della terra bruciata si basa su una continua ritirata, costringendo il nemico ad avanzare dentro i tuoi territori. A questo punto chiunque si starà chiedendo: “ma scusa se loro entrano tu perdi, no?” No, qui sta il “bello”. Infatti, quando le armate si ritirano buttano giù case, villaggi, si portano via le vivande, distruggono i raccolti, insomma lasciano al nemico che viene solo la polvere, rendendogli impossibile il proseguimento della campagna. Ma giustamente c’è ancora un grosso dubbio: e se il nemico avesse abbastanza cibo, se costruissero i villaggi, se si seminassero i campi, allora non sarebbe tutto inutile? Di nuovo, no. Perché i russi hanno un grande alleato: l’inverno. Ebbene sì, l’inverno è l’elemento più importante e senza di esso questa strategia sarebbe inutile. L’inverno russo infatti porta con sé malattie, morte e distruzione e guai a chi si facesse trovare impreparato.

Ma quale miglior modo di capire qualcosa se non con la pratica?

Le origini storiche

Molti sono caduti sotto questa trappola, e tra i primi c’è sicuramente Carlo XII di Svezia, famoso appunto per la sua fallimentare campagna in Russia durante la Grande Guerra del Nord. Qui vediamo la strategia in atto per la prima volta. Carlo infatti partì con le sue truppe con l’obiettivo di costringere le truppe alla resa.L’obiettivo era uno, Mosca, ma quando le truppe svedesi tentarono di attaccare la città furono sbaragliate dall’esercito russo. Carlo fu costretto dunque a dirigersi verso l’Ucraina, e Pietro (zar russo) non si fece scappare l’occasione. Gli svedesi quando entrarono in Ucraina non trovarono nulla oltre alle vaste lande desolate spoglie di qualunque cosa. Per un anno le truppe svedesi furono costrette a vagabondare nelle terre desolate e poi arrivò l’inverno, che devastò quasi completamente l’esercito svedese. Il colpo di grazia arrivò poi con la disastrosa battaglia di Poltava, dove lo stesso Carlo fu colpito e costretto alla ritirata.

Nel 1812, Napoleone Bonaparte intraprese una delle sue campagne più famose e disastrose, invadendo la Russia con la Grande Armée, un esercito composto da circa 600.000 soldati provenienti da tutta Europa. L’obiettivo di Napoleone era costringere lo zar Alessandro I ad aderire al blocco continentale contro la Gran Bretagna, ma lo zar continuò a commerciare con gli inglesi, provocando l'invasione. Inizialmente, l'esercito francese ottenne alcuni successi, ma la strategia russa non era quella di affrontare il nemico direttamente. I russi si ritiravano, bruciando città e risorse durante il loro cammino per privare i francesi di cibo e risorse. La battaglia più significativa della campagna fu quella di Borodino, dove entrambe le parti subivano pesanti perdite, ma i russi continuavano a ritirarsi. Quando Napoleone finalmente entrò a Mosca, trovò la città deserta e in gran parte distrutta a causa degli incendi appiccati dai russi prima della ritirata. Le speranze di Napoleone di forzare una rapida sconfitta dell'esercito russo e concludere la guerra si infransero, poiché la capitale bruciava e il suo esercito iniziava a soffrire gravemente per la fame, le malattie e il freddo. Con l’arrivo dell’inverno russo, la ritirata divenne una vera e propria catastrofe. Gli uomini dell'esercito francese venivano decimati da condizioni insostenibili, e solo una piccola parte della Grande Armée riuscì a tornare in Francia. Questa disastrosa campagna segnò un punto di svolta nella carriera di Napoleone, accelerando il suo declino e la sua eventuale abdicazione nel 1814.






 La terra bruciata durante la Seconda Guerra Mondiale

L'Operazione Barbarossa, lanciata nel giugno 1941, fu l'invasione tedesca dell'URSS e uno dei momenti cruciali della Seconda Guerra Mondiale. Come Napoleone, Hitler sperava in una vittoria rapida grazie alla sua tattica della "blitzkrieg", che prevedeva avanzamenti fulminei e attacchi profondi che avrebbero sgretolato le difese sovietiche. I primi giorni della campagna furono caratterizzati da un rapido progresso, con l'occupazione di vaste aree e milioni di soldati sovietici fatti prigionieri. Tuttavia, la resistenza sovietica, alimentata dalla determinazione del popolo russo e dal coraggio dei soldati, iniziò a intensificarsi, rallentando l'avanzata tedesca. Un errore cruciale da parte dei comandanti nazisti fu la sottovalutazione della durezza dell'inverno russo. Non solo le forze tedesche erano mal equipaggiate per affrontare il gelo estremo, ma le loro linee di rifornimento, ormai troppo estese, divennero vulnerabili agli attacchi sovietici. Inoltre, Hitler cominciò a disperdere le sue forze su vari obiettivi, cercando di distruggere città simbolo come Stalingrado e Leningrado, ma questo solo allungò le linee di battaglia e indebolì il potenziale bellico tedesco.Il culmine del fallimento dell'Operazione Barbarossa fu l'assedio di Mosca, che inizialmente sembrava a portata di mano. La capitale sovietica riuscì a mantenere la resistenza, anche grazie ai rinforzi provenienti dalla Siberia e dall'Estremo Oriente, che giunsero in massa per fronteggiare i nazisti. La grande offensiva sovietica, che iniziò tra ottobre e dicembre del 1941, sfruttò al massimo le difficoltà invernali e il morale più alto delle truppe sovietiche, che lottavano per difendere la propria terra.Entro la fine del 1941, le forze tedesche avevano subito un pesante rallentamento e l'Operazione Barbarossa era ormai arenata. Le controffensive sovietiche nel 1942 segnarono il fallimento definitivo dell'invasione, mentre la ritirata tedesca da Mosca avviò una serie di sconfitte che continuarono per tutto il fronte orientale. La campagna non solo fallì nel suo intento di distruggere l'URSS, ma segnò anche l'inizio di una lunga guerra di logoramento che, nel 1945, avrebbe portato alla sconfitta totale del Terzo Reich. Le gravi perdite subite dalla Germania sul fronte orientale, in termini di uomini, mezzi e risorse, furono fondamentali nel contribuire alla sua caduta


Implicazioni culturali e politiche

La strategia della terra bruciata ha lasciato un'impronta indelebile anche sul piano culturale e politico. Ha consolidato una mentalità di resistenza e sacrificio tra la popolazione russa, che ha visto l'abbandono del proprio territorio come un atto di difesa contro l'invasore, piuttosto che una resa. Il concetto di sacrificio per il bene superiore e la protezione della madrepatria è diventato una costante nel pensiero nazionale russo.

Sul piano politico, la tattica della terra bruciata ha contribuito a costruire l'immagine di una Russia resiliente, capace di affrontare difficoltà straordinarie e di risorgere dalle ceneri. Questo ha anche avuto effetti duraturi nella costruzione di una potenza globale che, pur affrontando enormi perdite, è riuscita a sopravvivere a sfide che altre nazioni non sarebbero riuscite a superare.

La terra bruciata oggi

Oggi, la strategia della terra bruciata è più un concetto storico che una pratica militare attuale, ma continua ad avere un impatto simbolico. In un contesto geopolitico moderno, la Russia è vista come una nazione che non teme di sacrificare le proprie risorse per difendere il suo territorio e la sua sovranità. Tuttavia, questa tattica ha anche suscitato numerose critiche, poiché implica sofferenze enormi per la popolazione civile e danni irreparabili all'ambiente.

Tiriamo le somme

La strategia della terra bruciata è uno degli elementi che hanno definito la resilienza storica della Russia. Sebbene oggi non venga utilizzata con la stessa intensità del passato, essa rappresenta un simbolo potente della determinazione e dell'impegno russo nel difendere il proprio territorio. Con il passare dei secoli, questa strategia ha contribuito non solo a definire la storia militare russa, ma anche a forgiare un'identità nazionale centrata sulla resistenza e sul sacrificio per la patria.

Ecco quindi spiegato il segreto del potere russo, una strategia subdola che però si è dimostrata molto efficace in molteplici occasioni.

Con questo concludo, vi auguro una buona serata.


A cura di

Daniele Baldacchini



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